BotteflorioNella percezione dei consumatori italiani non credo esista un vino più "dislessico" del Marsala: tutti lo conosciamo nella versione edulcorata nei cibi e dolci (spesso utilizzando un prodotto di qualità discutibile), e al tempo stesso riconosciamo (senza conoscerlo effettivamente) la sua qualità di grande vino da meditazione. Eppure nessun altro grande vino "fortificato" – Madeira, Porto, Sherry – gode nel proprio paese di origine di una sorte simile. Forse in Italia siamo troppo "ricchi" di grandi vini ed il Marsala deve faticosamente ritagliarsi spazi tra i consumatori. Tutti lo conosciamo di fama, in pochi lo consumiamo.

Con questi pensieri ho affrontato un’interessante serata in compagnia di amiche e amici (un grazie particolare alla sempre "vulcanica" Nilla Turri, sempre protagonista con originali iniziative di approfondimento e divertimento sull’eno-gastronomia) presso l’Enoteca Segreta di Verona (complimenti a Luigi Poli per l’ottima accoglienza nel suo locale).
Serata interamente dedicata al Marsala delle Cantine Florio: una rassegna delle tipologie classiche e poi via con una vertiginosa "verticale": Marsala Superiore Ambra Dolce Riserva Storica del 1974, 1952, 1939!
L’ospite d’eccezione – nostra guida attraverso la storia del prestigioso marchio Florio e per tutta la degustazione – è stato Carlo Casavecchia, direttore generale di Case Vinicole di Sicilia Spa, la società nella quale sono confluite nel 2001 le Cantine Florio (dal 1987 di proprietà della Illva di Saronno) dopo la fusione con la Duca di Salaparuta.

Bottiglieflorio_1Il mondo del Marsala è caratterizzato da molti punti in comune con la storia del Porto: uno di questi è che si deve al commerciante inglese John Woodhouse la fondazione dell’industria del vino Marsala nell’anno 1773 (qui sotto due link a schede storiche per maggiori dettagli). Il Vinho do Porto aveva già quasi un secolo di mercato alle spalle, e i commercianti inglesi – stante il perdurante conflitto con i Francesi e l’embargo sui loro vini – avevano un mercato domestico da soddisfare.
Nel 1833 Vincenzo Florio cominciò la produzione in uno stabilimento della superfice di 1000.000 mq. diventando rapidamente il marchio più importante e uno dei vini italiani più conosciuto e venduto nel mondo, rivaleggiando con Porto e Madeira per almeno un secolo. Dopo numerose vicissitudini e il cambio di proprietà (Cinzano), nel 1986 il Marsala finalmente otteneva la DOC che imponeva regole di produzione più severe ed un lento recupero della qualità, garantita oggi dalla famiglia Reina della Illva di Saronno che dal 1987 sono i proprietari del prestigioso marchio Florio (il quale detiene oggi il 60% del mercato del Marsala di lungo invecchiamento).

La degustazione
Non essendo un professionista non fornirò altro che impressioni.
Tra i 4 vini rappresentativi delle tipologie di Marsala (Vergine, Superiore Secco, Superiore Dolce, Riserva) il Targa Riserva "1840" del 1997  mi ha particolarmente colpito per l’eleganza e l’equilibrio stagionato del semi-secco. Molto piacevole, un ottimo vino da meditazione con un ottimo rapporto prezzo-qualità. Ad una incollatura, direi, il Vecchioflorio Dolce 2002 ed il Terre Arse 1994 (Marsala Vergine). Quest’ultimo, consumato ben freddo, è un notevole aperitivo. Meno interessante – rispetto a questi – il Vecchioflorio Secco 2001.

La "verticale"
La Florio conserva e possiede un enorme patrimonio di Marsala di lunghissimo invecchiamento, risalenti al periodo a cavallo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Le Riserva Storica degustate fanno parte della Selezione Garibaldi e sono state spillate direttamente dalle piccole botti dove sono conservate.
Marsala Superiore Ambra Dolce Riserva Storica del 1974, 1952, 1939.
A parte il rispetto per vini di questa età, la personale preferenza è andata alla Riserva 1952, ma è molto soggettiva questa opinione!
Essendo questi vini difficilmente accessibili ai comuni consumatori – questa serata è da ritenersi un’opportunità davvero eccezionale – ritengo che dilungarmi con aggettivi altisonanti per descriverli sarebbe inutile oltrechè noioso. E’ impressionante constatare come questi vini ossidati mantengano nel tempo un fascino complesso e ricco di sentori.

Mi permetto di sottolineare, invece, che ho trovato nel complesso molto più interessanti i primi vini "moderni", proprio perchè più accessibili e godibili, dall’aperitivo alla meditazione, passando per formaggi "importanti" e cioccolata fondente. Spero che Florio e tutti gli altri produttori di Marsala insistano nell’offrirci prodotti invecchiati tra i 5 ed i 10 anni, mantenendo la qualità ad un prezzo corretto per vini di questo tipo. In questa direzione, il futuro del Marsala non potrà essere che roseo.

Alcuni dettagli sulla storia del Marsala:
Marsala, la Storia – Perbacco.net
Il Marsala: un mito dell’enologia italiana – di Virgilio Pronzati