Img_2503E’ risaputo, i grandi "colpi di fulmine" accadono all’improvviso. E’ successo qualche giorno fa, in Portogallo. Partito con amici per un breve periodo di vacanza al nord della Lusitania, ho fatto conoscenza con il mondo del Porto, breve ma intensa, e dopo qualche giorno già desideravo di poter tornare al più presto.
Ovviamente, come tutti, avevo già assaggiato vari tipi di Porto qui in Italia, ma la visita nella regione di produzione svela una complessità e varietà di tipologie di Porto veramente stupefacente per un consumatore ignorante come il sottoscritto (il quale, nella foto a fianco, accompagnava il dessert al cioccolato con un Porto Colheita 1977 della cantina Kopke).

Innanzitutto la storia.
La vicenda del Porto nasce commercialmente nel 1703, nell’omonima città alle foci del fiume Douro. In questa regione si produceva vino sin dal XII secolo, prima ancora che il Portogallo diventasse nazione. Ma è nella seconda metà del XVII secolo che avviene il grande cambiamento: la guerra con la Francia, l’ennesima, provocò il blocco delle importazioni di vini francesi in Inghilterra. I mercanti inglesi già presenti in Portogallo per il fiorente commercio di tessuti, cominciarono ad avviare le spedizioni di vino portoghese verso l’Inghilterra. Nel 1703, un trattato commerciale tra i due paesi, regolamentava lo scambio di lana inglese contro vino portoghese. Nasceva così l’economia del Vinho do Porto.

I portoghesi oggi ammettono volentieri che il Porto fu modellato sui gusti degli inglesi: la pratica dell’addizionare acquavite durante la fermentazione (per questo il Porto è detto "vino fortificato") risale alla necessità di conservare il vino durante il trasporto per mare. Nonostante il disaccordo esistente allora tra i produttori su questa pratica, divenne con il tempo il tratto principale dello stile del Porto fino ai giorni nostri. Anche sul nome del vino esistono molteplici denominazioni susseguitesi nel tempo, ma sono sostanzialmente due quelle più importanti: vinho fino, risalente al 1607 e ancora oggi utilizzata dai produttori della valle del Douro per indicare i propri vini fortificati, e vinho do Porto, risalente al 1675 e oggi nome ufficiale.

Le tipologie del Porto

Il Porto è dunque un vino fortificato, come prescritto anche dalla burocrazia della UE. L’area di produzione è la regione demarcata del fiume Douro. La procedura di vinificazione, basata sui metodi tradizionali, include l’arresto della fermentazione dei mosti con l’aggiunta di acquavite (beneficio), la separazione delle varie partite di vino e l’avvio alle diverse tipologie di invecchiamento.

Il Porto si differenzia dai vini "ordinari" per alcune caratteristiche uniche: l’enome varietà delle tipologie (ho già definito questo aspetto come stupefacente…), l’elevato contenuto di alcol solitamente compreso tra 19 e 22% vol., l’ampia gamma delle colorazioni e dei gradi di dolcezza:

  • colorazioni – porpora intenso e profondo, "tawny" (bruno), tawny dorato, dorato, giallo dorato chiaro;
  • dolcezza – "very sweet", "sweet", "semi-dry", "extra dry" (la dolcezza è determinata dal momento in cui si interrompe la fermentazione dei mosti con l’acquavite).

Non è possibile avvicinarsi al consumo di Porto senza le minime nozioni sulle tipologie tradizionali. Le famiglie di Porto sono sostanzialmente tre e i riferiscono a differenti stili di prodotto: Ruby, Tawny, Bianco (Branco).

Ruby

Sono vini che l’enologo cerca di caratterizzare nel colore rosso profondo, mantenendo il frutto e la forza del vino giovane. Il Ruby lo trovate differenziato nelle seguenti categorie (in ordine crescente di qualità):

  • Ruby, Riserva, Late Bottled Vintage (LBV) e Vintage (il Re del Porto).

Tawny

Il nome tawny indica il colore bruno, risultato dell’ossidazione del vino causata dall’invecchiamento delle differenti partite di vino in botti di varie dimensioni. Con l’età il colore evolve lentamente in diverse tonalità del bruno, con profumi e sapori di frutta secca e legno. Le categorie:

  • Tawny, Tawny Reserve, Tawny con l’indicazione di invecchiamento (10, 20, 30 e 40 anni) e Colheita.

Questi Porto sono blend di vini di annate diverse. Solo i Colheita sono vini della stessa singola annata di vendemmia, invecchiati in botte per un minimo di 7 anni prima dell’imbottigliamento. I Colheita non sono prodotti tutti gli anni. Si avvicinano molto e spesso superano la qualità di un Tawny 10 anni. A mio giudizio, rappresentano il migliore rapporto qualità/prezzo tra i Porto invecchiati (tra i 15-30 Euro per annate fino a tutti gli anni ’90).
In generale, i Tawny sono vino filtrati dai sedimenti e possono essere facilmente consumati senza decanter e la bottiglia può restare aperta un paio di mesi dalla stappatura (ammesso che resistiate…).

White Port (Branco)

Questa famiglia si divide in due tipologie: bianchi giovani (destinati all’aperitivo) e bianchi invecchiati in legno fino a 15-20 anni (adatti al dopo pasto). Su queste due tipologie vengono praticate vinificazioni miranti a differenti livelli di dolcezza (vedi sopra), mentre solo di recente è stato introdotto il Light Dry White Porto, con "soli" 16,5% vol. per incontrare il gusto di consumatori sensibili all’alcol.